La terza età non esiste più?

Vecchio, a chi? Alle soglie dei sessant’anni, età fino a non molto tempo fa considerata uno spartiacque della vecchiaia, gli italiani sono ancora in piena forma, ricchi di interessi e senza alcuna intenzione di essere messi da parte, anzi. Lo sottolinea un’indagine Ipsos condotta su 6mila over 55 in Italia, Stati Uniti, Australia, Germania e Francia, secondo cui gli stereotipi sulla terza età vanno decisamente rimessi in discussione: attivi e contenti della propria vita, i giovani anziani sono in buona salute e autonomi, una vera risorsa per le proprie famiglie.

Attivi e contenti

Otto over 55 italiani su dieci sono soddisfatti della loro vita, che non è per nulla solitaria: il 90 per cento ha figli che però, più spesso che altrove, non hanno figli a loro volta e così soltanto un senior su due ha anche dei nipoti a cui dedica gran parte del proprio tempo. Che tanti passano anche sui social: il 75 per cento si connette ogni giorno a internet, altrettanti hanno un account su uno o più social network, Facebook in testa. Colpisce poi il grado di indipendenza: i senior italiani continuano a occuparsi da soli della gestione della casa e delle proprie finanze, in percentuali molto alte anche man mano che l’età cresce (fra i 75 e gli 84 anni uno su due è ancora indipendente). «Rispetto agli over 55 degli altri Paesi i nostri connazionali dedicano più tempo ai rapporti familiari e, in genere, alle relazioni sociali: dati che si spiegano col fatto che nella cultura italiana la famiglia è da sempre al primo posto – commenta Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva e direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma -. Inoltre, i senior sono un pilastro fondamentale per la società perché, oltre a occuparsi di figli e nipoti, si prendono cura anche dei familiari ancora più anziani che hanno bisogno di assistenza domiciliare. Questa nuova generazione di senior sembra quindi occuparsi degli altri in modo trasversale e duraturo, offrendo supporto agli altri in tutte le fasi della vita».

In salute

Possono farlo anche perché gli over 55 hanno una salute di ferro: il 90 per cento si ritiene in buona salute e si sottopone a controlli regolari, uno su tre fa attività fisica con costanza, il 12 per cento è molto attento a ciò che mangia contro appena il 5 per cento dei coetanei tedeschi e francesi. I nei in questo quadro molto rassicurante? Gli over 55 soffrono spesso di ipertensione (39 per cento) o colesterolo alto (32 per cento), ma soprattutto hanno problemi di udito più spesso rispetto a chi vive in altri Paesi (17 per cento, il dato più alto fra i Paesi coinvolti). Per giunta, soltanto uno su quattro in presenza di un deficit utilizza un apparecchio acustico, contro il 70 per cento dei tedeschi o il 63 per cento degli australiani, gli unici con una diffusione di disturbi dell’udito analoga per ampiezza. «Si tratta di un dato da non sottovalutare, perché i problemi uditivi non trattati possono incidere sulla qualità di vita: spesso, infatti, chi ne è colpito si isola o rinuncia a occasioni conviviali. Sottoporsi a controlli dell’udito regolari e intervenire precocemente è quindi fondamentale per rimanere attivi – afferma Carlo Antonio Leone, direttore dell’Unità di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-facciale dell’Ospedale Monaldi di Napoli -. Eppure, secondo l’indagine, pochi usano le protesi: una soluzione può venire dalla tecnologia, visto che oltre otto italiani su dieci dichiarano di essere molto interessati ad apparecchi acustici ipertecnologici, regolabili dallo smartphone e capaci di adattarsi alle caratteristiche sonore dell’ambiente circostante».

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