Come il rumore danneggia udito e salute

Il rumore è un suono indesiderato, fastidioso e che non fornisce nessun tipo di informazione utili all’uomo. L’esposizione ai rumori può provocare danni irreversibili non solo all’udito ma all’intero organismo.

Si parla per questo di inquinamento acustico quando si indica la prolungata esposizione ai rumori a cui gli esseri umani sono soggetti in alcuni contesti. Un problema economico e sociale che tocca un numero sempre più elevato di persone.

L’inquinamento acustico in Europa

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che la soglia di sicurezza per l’esposizione ai rumori è 65dB(A) dB ma i dati dicono che nei Paesi dell’area OCSE, quelli più sviluppati, questa soglia venga superata per più di 150 milioni di persone. Non meglio l’Europa, dove, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, più di 100 milioni di persone sono costantemente esposte a inquinamento acustico oltre 65 dB(A), mentre ben 450 milioni di persone, il 65% della popolazione europea, sarebbe comunque esposta a livelli eccedenti i 55dB(A), indicato come soglia per l’ambiente esterno nelle aree residenziali di nuova edificazione.

Ancora più preoccupante la situazione descritta dai dati dell’Agenzia Europea nelle aree urbane, dove si supera la soglia dei 75 dB(A), situazione che, in caso di esposizione prolungata, può determinare gravi disturbi alla salute uditiva. Il numero di persone esposte a tali livelli di inquinamento acustico in Europa ammonta a 9,7 milioni.

I rischi per l’udito in Italia

La situazione non è migliore nel nostro Paese. In quasi tutte le città italiane, infatti, la soglia dei 65 dB(A) è ampiamente superata esponendo più del 72% della popolazione ai rischi dell’inquinamento acustico.

Le principali cause di rumore sono, nell’ordine, traffico, vicinato, cantieri, attività produttive, aerei, ferrovie. A sorpresa, però, non è il traffico la principale fonte di disturbo segnalata dai cittadini che se la prendono soprattutto con condizionatori, frigoriferi, discoteche e attività artigianali.

Gli effetti dell’inquinamento acustico sull’udito e la salute

Per capire quale sia il rischio di danni all’udito bisogna fare attenzione a vari parametri: il tipo di rumore può infatti distinguersi per pressione, frequenza, durata, mentre gli effetti sono influenzati dal periodo di esposizione e dal tipo di popolazione esposta.

I bambini, ad esempio, sono indicati come categoria a rischio nella fase di acquisizione del linguaggio. Molto vulnerabili sono inoltre anche gli anziani, i ciechi, coloro già colpiti da patologie uditive e i ricoverati in ospedale.

Bisogna poi tener presente le condizioni in cui si manifesta il rumore. Un rumore improvviso o che rompe un contesto di quiete, ad esempio, produce più disturbo di quanto non faccia uno costante, perché percepito come allarme. Rumori continui, come il frigorifero o la TV, e rumori percepiti come “necessari” o “inevitabili” sono tollerati di quelli ai quali si associa semplicemente un fastidio.

Tuttavia, se da un lato l’abitudine ad un certo rumore aiuta la sopportazione, la stessa non è utile ad evitare le conseguenze negative per l’udito e la salute. Ecco i principali effetti secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente:

  • fastidio
  • interferenza con la comunicazione vocale;
  • disturbi del sonno (risvegli e incapacità di riaddormentarsi);
  • effetti sulla produttività e sulla performance;
  • effetti sul comportamento sociale e residenziale (letture, apertura finestre);
  • effetti psicopatologici (complesso da stress, ipertensione, malattie ischemiche cardiache, aggressività);
  • effetti sulla salute mentale (ricoveri ospedalieri);
  • relazione dose – effetto per effetti combinati (ad es. fastidio + disturbi del sonno + ipertensione);
  • effetti su gruppi più vulnerabili (bambini, persone con disturbi uditivi);
  • disfunzioni uditive indotte da rumore, prevalentemente per esposizioni professionali (tinnito, innalzamento soglia uditiva, sordità, fischi).

Riguardo a ciò che più strettamente interessa l’apparato uditivo, i primi sintomi di un disturbo sono fischi e ronzii accompagnati da riduzione della capacità uditiva.

I gradi di danno possono essere vari, da una sordità temporanea con recupero dell’udito dopo riposo notturno, fino ad un affaticamento più duraturo che rende difficile l’ascolto delle conversazioni per alcuni giorni. Si può però arrivare anche ad un trauma acustico cronico mentre il danno più grave è ovviamente la sordità permanente.

La sensibilità al rumore varia da persona a persona, sicché mentre alcuni individui possono tollerare lunghe esposizioni ad alti livelli di rumore, altre, nelle stesse condizioni, possono subire rapidamente diminuzioni della sensibilità uditiva. Nonostante la diversa sensibilità, ci sono però livelli di rumore che possono essere ritenuti sicuri: livelli inferiori a 75 db(A) non comportano generalmente disturbi mentre i primi danni si manifestano superando questa soglia per 8 ore al giorno e per 40 anni.

L’ipoacusia da rumore non è curabile e dove si fallisce la prevenzione non rimane altro rimedio che l’applicazione di protesi acustiche.

I danni extrauditivi

Il sistema uditivo è strettamente connesso agli aspetti emotivi e alle relazioni sociali, ecco perché il rumore è un fattore di stress in grado di stimolare reazioni di difesa come accelerazioni del respiro o della frequenza cardiaca che nel lungo periodo, con il venir meno delle  capacità di difesa dell’organismo, possono sfociare in disturbi dell’apparato cardiovascolare, gastroenterico, respiratorio e del sistema nervoso centrale.

Per questo tipo di effetti, non sempre è necessario superare la soglia dei 75dB(A) e dato che i livelli di ruomore urbano sono compresi tra i 40 e gli 80 db(A), l’insorgenza di effetti extrauditivi connessi all’inquinamento acustico può essere addirittura più preoccupante dei danni all’udito.

Gli effetti dell’inquinamento acustico sulla qualità della vita e sullo sviluppo cognitivo sono preoccupanti. I bambini esposti al rumore possono avere disturbi delle capacità di apprendimento e nell’acquisizione del linguaggio, mentre negli adulti si può sviluppare una minore propensione a leggere e a parlare.